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DISTURBI D'ANSIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cosa è l’Ansia?

L’ansia di per sé è un fenomeno normale. Si tratta di un’emozione di base, che si attiva quando una situazione viene percepita come pericolosa e, di conseguenza, l’organismo si prepara ad una risposta di attacco - fuga, come bagaglio del mondo animale.  Questo comporta uno stato di attivazione tramite fenomeni neurovegetativi: aumento della frequenza del respiro, accelerazione del battito cardiaco, sudorazione, tensione muscolare ecc. Tali modificazioni fisiche dipendono dal fatto che, ipotizzando di trovarsi in una situazione di reale pericolo, l'organismo ha bisogno della massima energia muscolare a disposizione, per poter scappare o attaccare in modo più efficace possibile, garantendosi la sopravvivenza.
L’ansia perciò costituisce un’importante risorsa, perché è una condizione fisiologica, efficace in molti momenti della vita per proteggerci dai rischi, mantenere lo stato di allerta e migliorare le prestazioni (ad es., sotto esame o prima di una gara). 

 

Quando l’ansia diventa eccessiva, ingiustificata (sensazione di paura non connessa ad alcuno stimolo specifico) o sproporzionata rispetto alle situazioni, si trasforma in un disturbo d’ansia, che può complicare la vita di una persona e renderla incapace di affrontare anche le più comuni situazioni. L’ansia non ha un unico modo di manifestarsi ma è classificata in categorie specifiche, riconosciute a livello mondiale (DSM IV TR).

Disturbo d’Ansia Generalizzato

Attacco di Panico 

Disturbo di Panico

Agorafobia

Disturbo Ossessivo-Compulsivo 

Fobia Specifica

Fobia Sociale

Disturbo Acuto da Stress

Disturbo Post-traumatico da Stress

Disturbo d’Ansia dovuto a una Condizione Medica Generale

Disturbo d’Ansia Indotto da Sostanze 

 

Disturbo d'Ansia Generalizzato

La persona con Disturbo d’Ansia Generalizzata sperimenta un costante stato d’ansia, caratterizzato da apprensione eccessiva e da un’anticipazione pessimistica di eventi negativi, come la morte o catastrofi.

Le preoccupazioni sproporzionate riguardano la maggior parte delle comuni attività del soggetto. Sebbene non sempre gli individui con Disturbo d’Ansia Generalizzato possano riconoscere le preoccupazioni come “eccessive”, essi riferiscono un disagio soggettivo dovuto alla preoccupazione costante, hanno difficoltà a controllare la preoccupazione o presentano una conseguente compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti della loro vita.

Oltre a questa eccessiva preoccupazione, si riscontrano anche sintomi fisici quali: tensione muscolare, tremori, contratture, scosse, dolorabilità muscolare, sudorazione, vampate, freddo, mani appiccicose, batticuore, nausea, diarrea, bocca secca, nodo alla gola o difficoltà a deglutire, vertigini, senso di “testa vuota”, affaticabilità, insonnia, risposte di allarme esagerate. I soggetti con questo disturbo, inoltre, sono spesso irritabili, irascibili, presentano facili scoppi d’ira, sono incapaci di rilassarsi e di mantenere la concentrazione. 

Per la diagnosi devono essere presenti almeno tre dei seguenti sintomi, da almeno 6 mesi:
 

• Irrequietezza o sentirsi “con i nervi a fior di pelle”

• Affaticabilità

• Irritabilità

• Difficoltà di concentrazione o vuoti di memoria

• Tensione muscolare

• Sonno irrequieto, insoddisfacente o difficoltà ad addormentarsi.

 

L’alterazione non è dovuta agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per esempio  droghe o farmaci) o di una condizione medica generale (per esempio ipertiroidismo) e non si manifesta esclusivamente durante un Disturbo dell’Umore, un Disturbo Psicotico o un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo.

 

La prevalenza del disturbo d'ansia generalizzato nell'arco di vita è abbastanza elevato, dato che lo si riscontra nel 5% circa della popolazione generale, colpendo in maggior misura il sesso femminile. Esordisce tipicamente durante l'adolescenza, benché molte delle persone che ne soffrono riferiscano di averne sempre sofferto fin da quando erano bambini. 

Le cause non sono chiare poiché esso si sviluppa spesso senza un motivo apparente anche se sono diversi i fattori che giocano un ruolo importante.

Un fattore di base è il patrimonio genetico ereditato dai genitori, infatti alcune persone tendono ad avere una personalità ansiosa, altre più serena, fin dalla nascita.

A questo si aggiunge il tipo di ambiente educativo in cui il bambino cresce. Traumi infantili come l’abuso, una perdurata mancanza affettiva o la morte di un genitore, possono procurare ansia in età adulta anche in soggetti meno predisposti geneticamente.

Inoltre, uno stress importante nella vita, come un cambiamento di lavoro, una separazione o una malattia, possono far insorgere i sintomi ansiosi. 

Infine, persone affette da altre patologie come depressione o schizofrenia tendono in modo maggiore, a sviluppare un disturbo d’ansia generalizzato.

Attacco di Panico

L’attacco di Panico è un episodio di intensa apprensione, paura o terrore che si verifica “a ciel sereno”.

L’attacco ha un inizio improvviso, raggiunge rapidamente l’apice (di solito in 10 minuti o meno), ed è accompagnato da un senso di pericolo o di catastrofe imminente e da urgenza di allontanarsi. Quando si presenta non c’è alcuna capacità da parte del soggetto di fermarlo.

 

• L’attacco di panico è caratterizzato da paura o terrore di morire, di diventare pazzi, di perdere il controllo della propria mente, del proprio corpo, spesso associati con una sensazione di catastrofe imminente. 

•  Si presenta inoltre con alcuni dei seguenti sintomi fisici: sensazioni di soffocamento o mancanza d’aria, asfissia, palpitazioni, nausea, dolore o senso di costrizione al petto, giramenti di testa, vertigini, sudorazione, tremori fino a grandi scosse, tensione muscolare, parestesie (sensazione di torpore o formicolio), visione annebbiata, vampate di caldo o freddo, sensazione di svenire.

Può essere presente un senso di depersonalizzazione (percepirsi come distaccati da se stessi e dal proprio corpo) e di derealizzazione (senso di irrealtà del mondo circostante, come se vivessimo in un sogno). 

 

Il livello di paura provata è sproporzionato rispetto alla situazione che il paziente sta vivendo. Spesso il soggetto stesso si rende conto di questo, tuttavia non riesce né a spiegare né a controllare la situazione.

 

Esistono tre tipi di Attacchi di Panico: 

  1. inaspettati (non provocati): attacchi in cui il soggetto non associa l’esordio dell’attacco con un fattore scatenante situazionale interno o esterno (cioè l’attacco di panico viene avvertito come spontaneo, a ‘‘ciel sereno’’).

  2. causati dalla situazione (provocati): attacchi che si manifestano quasi invariabilmente, subito durante l’esposizione a, o nell’attesa di, uno stimolo o fattore scatenante situazionale (per es, un soggetto con Agorafobia ha un Attacco di Panico quando si trova in un luogo pubblico).

  3. sensibili alla situazione: attacchi simili a quelli causati dalla situazione, ma non sono invariabilmente associati allo stimolo e non si manifestano necessariamente subito dopo l’esposizione (per es, un soggetto con Agorafobia che si trova in un luogo pubblico può non avere un attacco di panico oppure l’Attacco di Panico si manifesta trascorso un po’ di tempo).  

 

Con il ripetersi degli Attacchi di Panico inaspettati, nel tempo, accade che gli attacchi diventino causati o provocati dalla situazione, benché possano persistere attacchi inaspettati.

 

 

È importante sapere che…

•L'attacco di panico passa in pochi minuti: il nostro corpo non può sopportare uno stato di tensione così elevata per molto tempo così che, passati alcuni istanti, l’organismo si adegua e l’ansia inizia naturalmente a calare. 

•Un attacco di panico non è pericoloso per la nostra vita: infatti, nonostante la sensazione di perdere il controllo, l’angoscia e il terrore provati, nessuno dei sintomi, in una condizione medica generale normale, può essere espressione di un imminente pericolo per la vita della persona.

 

Il panico, sebbene non metta a rischio di vita, è un disturbo che, se non curato, può diventare invalidante a causa delle complicazioni che possono subentrare come ad esempio fobie, depressione, abuso di sostanze. 

Possono esserci diversi gradi di espressione della malattia; ad esempio gli effetti possono consistere in piccoli esitamenti di comportamenti “a rischio”, ad un ritiro sociale severo e durevole. Questa condizione può arrivare, in casi gravi, non curati o curati male, a situazioni di malattia che si protraggono per anni, fino ad una totale incapacità di affrontare il mondo esterno.

Disturbo di Panico

Il primo Attacco di Panico si presenta all’improvviso, per cui il soggetto si spaventa enormemente e spesso si reca al pronto soccorso. 

Essendo un’esperienza terribile, improvvisa ed inaspettata, è ovvio che nasca la paura di un nuovo attacco.

Il singolo episodio, quindi, sfocia facilmente in un vero e proprio Disturbo di Panico, per paura di provare di nuovo tali sensazioni, per la “paura della paura”. 

La caratteristica essenziale del Disturbo di Panico è la presenza di Attacchi di Panico ricorrenti, inaspettati, seguiti da preoccupazione persistente di avere un altro Attacco di Panico, preoccupazione sulle possibili implicazioni o conseguenze degli Attacchi di Panico o un significativo cambiamento di comportamento correlato agli attacchi.

Insorge, in questo caso, l’ansia relativa all’essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile un aiuto, nel caso di un Attacco di Panico inaspettato. Molto spesso tra un attacco e l’altro è presente una forte ansia da anticipazione.
Può diventare veramente difficoltoso, se non impossibile, uscire di casa da soli, viaggiare o guidare l’auto, stare in mezzo alla folla o in coda, andare al cinema o a cena con gli amici.
La persona con Disturbo di Panico si trova ad incentrare la propria vita sull’evitare tutte le situazioni potenzialmente ansiogene e diventa “schiava” del suo disturbo, con alterazioni importanti sul proprio comportamento. E’ costretta a chiedere a familiari o persone vicine di essere accompagnata a fare anche le più piccole cose con il senso di frustrazione che deriva dal fatto di essere dipendente dagli altri. 

La preoccupazione per il prossimo attacco o per le sue implicazioni sono spesso associate con lo sviluppo di condotte di evitamento che possono soddisfare i criteri per l’Agorafobia, nel qual caso viene diagnosticato il Disturbo di Panico con Agorafobia.

Alcuni individui con Attacchi di Panico ricorrenti cambiano in modo significativo il loro comportamento (per es., interrompono un lavoro, evitano l’esercizio fisico) in risposta agli attacchi, ma negano il timore di avere un altro attacco o le preoccupazioni per le conseguenze dei loro Attacchi di Panico. 

Altri individui possono temere che il loro disturbo indichi la presenza di una malattia pericolosa per la vita, non diagnosticata, (come una cardiopatia o un cancro cerebrale) nonostante gli esami medici negativi e le rassicurazioni del medico. Altri temono che gli Attacchi di Panico indichino che stanno “impazzendo”, perdendo il controllo o che sono emotivamente deboli.

 

La frequenza e la gravità degli Attacchi di Panico varia molto. Alcuni individui presentano attacchi moderatamente frequenti (per esempio una volta a settimana), che si manifestano regolarmente per mesi. Altri soggetti hanno brevi serie di attacchi più frequenti (per esempio, quotidianamente per una settimana) intervallate da settimane o mesi senza attacchi o con attacchi meno frequenti per anni. Di solito gli attacchi di panico sono più frequenti in periodi stressanti. Alcuni eventi di vita possono infatti fungere da fattori precipitanti, anche se non indicono necessariamente un Attacco di Panico (separazione, perdita o malattia di una persona significativa, problemi finanziari ecc).

 

Nel disturbo di Panico sono frequenti anche gli attacchi paucisintomatici: l’individuo prova lo stesso terrore degli Attacchi di Panico “completi” ma con pochi (meno di 4) altri sintomi tipici dell’Attacco di Panico. 

Agorafobia

Agorafobia è una parola che deriva dal greco αγορά = piazza e φοβία = paura, e significa, etimologicamente “paura della piazza”. 

L’Agorafobia perciò è definita come ansia e paura intensa che un individuo prova quando si ritrova in ambienti o situazioni non familiari dai quali sarebbe difficile (o imbarazzante) allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto nel caso di un Attacco di Panico e teme di non riuscire a controllare la situazione, così desidera una via di fuga immediata verso un luogo ritenuto più sicuro.

I timori agorafobici riguardano situazioni caratteristiche come uscire di casa, entrare nei negozi, trovarsi in luoghi pubblici, essere in mezzo alla folla o in coda, dover attraversare un ponte, viaggiare da soli in autobus, treno, aereo o automobile. Il soggetto ha paura di avere un malore o di essere lasciato senza aiuto in pubblico. L’attacco d’ansia può derivare anche dalla mancanza di un’uscita di sicurezza immediata.

 

Alcuni dei sintomi agorafobici sono: paura di essere soli e di avere un Attacco di Panico, sudorazione, tremore, sensazione di vertigine o capogiri, nausea, dolore toracico, sensazione di intorpidimento e formicolio, derealizzazione (percezione dell’ambiente come irreale).

 

Agorafobia e Disturbo di Panico sono strettamente connessi tra di loro, dal momento che molto spesso, in una situazione agorafobica, si scatena un vero e proprio Attacco di Panico. 

Il timore delle conseguenze sociali di un Attacco di Panico dovuto ad Agorafobia spesso diviene esso stesso un’ulteriore causa di difficoltà emotiva. Il soggetto si trova incapace anche nel fare cose quotidiane come recarsi al lavoro, ha bisogno di fare costantemente affidamento sugli altri per uscire, con una conseguente sensazione di frustrazione, si barrica in casa per la paura di perdere il controllo quando si trova nelle situazioni a rischio.

La gravità dell’ansia e dei comportamenti evitanti sono variabili: alcuni soggetti conducono una vita relativamente normale evitando le situazioni per loro agorafobiche (ad esempio andare al cinema), altri sono completamente dipendenti dalle mura domestiche.

Fobia Specifica

La Fobia Specifica è caratterizzata da una paura estrema ed irrazionale provocata dalla presenza o dall'attesa di un oggetto o situazione specifici (ad esempio animali, vista del sangue, trovarsi in luoghi o situazioni particolari).

L’esposizione allo stimolo fobico quasi invariabilmente provoca una risposta ansiosa immediata, che può prendere forma di attacco di ansia o Attacco di Panico. 

La paura è sproporzionata rispetto al reale pericolo dell’oggetto o della situazione e produce l’evitamento sistematico dello stimolo o, se non è possibile, la situazione fobica viene sopportata con intensa ansia o disagio.

La persona riconosce che la paura è eccessiva o irragionevole ma non riesce a controllare la reazione emotiva con spiegazioni razionali, dimostrazioni e ragionamenti poiché essa supera la capacità di controllo volontario che il soggetto è in grado di mettere in atto.

L’evitamento, l’ansia anticipatoria o il disagio nella situazione temuta interferiscono significativamente con le normali abitudini della persona, con il funzionamento lavorativo (o scolastico) o con le attività o relazioni sociali, e comporta un certo grado di disagio e disadattamento. 

 

 

Le fobie specifiche si classificano in:

 

  1. -Fobie riguardanti animali. La paura viene provocata da animali ed insetti. Questo sottotipo esordisce generalmente nell’infanzia. Tra queste: Fobia dei ragni (aracnofobia), fobia degli uccelli (ornitofobia), fobia dei cani (cinofobia), fobia dei gatti (ailurofobia), fobia dei topi, fobia dei rettili, fobia degli insetti ecc.. 

  2. -Fobie riguardanti l’ambiente naturale. La paura viene provocata da elementi dell’ambiente naturale. L’esordio di questo tipo di fobia avviene in genere nell’infanzia. Tra queste: Fobia dei temporali (brontofobia), fobia delle altezze (acrofobia), fobia del buio (scotofobia), fobia dell'acqua (idrofobia), ecc.. 

  3. -Fobie riguardanti sangue-iniezioni-ferite. La paura viene provocata dalla vista del sangue o di una ferita, dal ricevere un’iniezione o da altre procedure mediche invasive. E’ un sottotipo di fobia molto frequente ed è spesso caratterizzato da una risposta vasovagale (nausea, sudorazione, svenimento). Tra queste: Fobia del sangue (emofobia), fobia delle operazioni chirurgiche o dei tagli (tomofobia), fobia degli aghi, fobia delle siringhe, ecc.. 

  4. -Fobie riguardanti situazioni. La paura viene provocata da una situazione specifica, come volare (aviofobia), guidare, trovarsi in trasporti pubblici (autobus, metropolitana, tram, ecc), tunnel e gallerie, ponti, ascensori, luoghi chiusi. Questo sottotipo esordisce o nell’infanzia o verso i 25 anni. 

  5. -Fobie di altro tipo. La paura è scatenata da stimoli come situazioni che potrebbero portare a soffocare (anginofobia), vomitare o contrarre una malattia, lo spazio aperto (paura di cadere se non ci sono muri o altri sostegni accanto), rumori forti,  personaggi in maschera ecc. Una forma particolare di fobia riguarda il proprio corpo o una parte di esso, che la persona vede come orrendo, inguardabile e ripugnante (dismorfofobia).

Fobia Sociale

La Fobia Sociale è la paura eccessiva e persistente provocata dall’esposizione a certi tipi di situazioni o di prestazioni sociali, nelle quali la persona è esposta a persone non familiari e a un possibile loro giudizio. L’individuo teme di agire (o di mostrare sintomi di ansia), di fronte agli altri, in modo umiliante o imbarazzante o di ricevere giudizi negativi.

Il soggetto ha paura che altre persone notino il suo imbarazzo, il tremore delle mani o della voce e di essere giudicato ansioso, debole, pazzo o stupido.
 

Le situazioni temute riguardano la necessità di fare qualcosa davanti alla gente, come esporre una relazione o firmare, lavorare, parlare, telefonare, bere o mangiare, partecipare a feste, fare acquisti nei negozi, iniziare una conversazione, essere presentati ad altre persone, entrare in una sala dove altri sono già seduti, essere al centro dell’attenzione.

Nella Fobia Sociale, l’esposizione alla situazione temuta provoca una forte ansia che può sfociare in un vero e proprio Attacco di Panico. I sintomi più frequenti sono: vertigini, tremori, vampate di calore, sudorazione, affanno, tachicardia, rossore, spossatezza, fatica a parlare o mantenere stabile il tono della voce, balbuzie, tensione muscolare, nausea, secchezza della bocca, sensazione di schiacciamento.

 

L’individuo razionalmente, riconosce che la paura provata è eccessiva o irragionevole ma non riesce comunque a gestirla, mette in atto strategie di evitamento della situazione temuta oppure, se non può sottrarsi, la sopporta con intensa ansia o disagio. 

Emerge così l’ansia anticipatoria che precede le situazioni sociali temute e che insorge anche molte ore prima dell’evento stesso. Ad esempio, se è in programma una cena con gli amici, il soggetto con Fobia Sociale inizia a sentirsi ansioso già dal pomeriggio o dal mattino, se non il giorno prima.

L’evitamento, l’ansia anticipatoria o il disagio nelle situazioni sociali o prestazionali interferiscono significativamente con le abitudini normali, con il funzionamento lavorativo (scolastico) o con le attività sociali ed è presente un marcato disagio per il fatto di avere la fobia. 

Questa condizione può essere estremamente debilitante, anche per il fatto che ad essa si aggiungono fattori cognitivi come una bassa valutazione di sé, un’irrealistica percezione degli altri come ipercritici nei propri confronti, una valutazione eccessivamente negativa di ogni minima variazione somatica (arrossire), paura di rendersi ridicolo e senso di inadeguatezza. 

 

Inoltre, la Fobia Sociale può essere generalizzata, ovvero nel caso in cui le paure includano la maggior parte delle situazioni sociali (iniziare o mantenere la conversazione, partecipare a piccoli gruppi, parlare a persone che occupano una posizione di autorità, partecipare a feste ecc), o specifica, nel caso di situazioni particolari.

Le fobie sociali sono piuttosto comuni, il loro esordio è spesso localizzato durante l’adolescenza, quando la consapevolezza sociale e l’interazione con gli altri assumono un’importanza maggiore nella vita della persona, anche se nel tipo generalizzato il disturbo ha un esordio più precoce ed è spesso accompagnato da una maggiore tendenza alla depressione e all’abuso di alcool.

Disturbo Ossessivo-Compulsivo

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è un disturbo d’ansia caratterizzato dalla presenza di ossessioni (pensieri persistenti e incontrollabili) associati a compulsioni (particolari azioni o rituali da eseguire). Le ossessioni e le compulsioni sono sufficientemente gravi da far impiegare tempo (richiedono più di 1 ora al giorno) o da causare disagio marcato e interferiscono significativamente con le normali abitudini della persona, con il funzionamento lavorativo (o scolastico), o con le attività o relazioni sociali usuali. 

Ossessioni e compulsioni possono sostituire comportamenti utili e soddisfacenti e possono essere altamente distruttive per il funzionamento complessivo dell’individuo.

Una conseguenza frequente del Disturbo Ossessivo-Compulsivo è data dagli effetti negativi che questo ha sulle relazioni interpersonali, soprattutto familiari, di chi ne è afflitto.  

 

Le ossessioni sono idee, pensieri, impulsi o immagini persistenti, vissute come intrusive e inappropriate, e causano ansia o disagio marcati. 

Ci si riferisce alla qualità intrusiva delle ossessioni con il termine “egodistoniche” per indicare la sensazione dell’individuo che il contenuto delle ossessioni sia estraneo, non sia sotto il proprio controllo e non sia il tipo di pensiero che si aspetterebbe di avere. Tuttavia, l’individuo è capace di riconoscere che le ossessioni sono il prodotto della sua mente e non vengono imposte dall’esterno. 

La persona tenta di ignorare o di sopprimere tali pensieri, impulsi o immagini, o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni tramite una compulsione. Ad esempio, un individuo afflitto dal dubbio di non aver spento il gas cerca di neutralizzarlo controllando ripetutamente per assicurarsi di averlo chiuso.

Le ossessioni più frequenti sono pensieri di contaminazione (per es. essere contaminati quando si stringe la mano a qualcuno), dubbi ripetitivi (per es, chiedersi se si è lasciato il gas aperto), la necessità di avere le cose in un certo ordine (per es, disagio intenso quando gli oggetti sono in disordine o asimmetrici), impulsi aggressivi (per es, aggredire un figlio o gridare oscenità in chiesa) e fantasie sessuali (per es, ricorrenti immagini pornografiche). 

Se è vero che molti di noi possono avere fugaci esperienze di questo genere, per chi è afflitto da un’ossessione, esse possono essere di tale intensità e frequenza da interferire pesantemente con il suo normale funzionamento. I pensieri, impulsi o immagini non sono semplicemente preoccupazioni eccessive che riguardano problemi reali della vita come problemi finanziari, lavorativi o scolastici.

 

Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi (per es, lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (per es, pregare, contare, ripetere mentalmente delle parole) il cui obbiettivo è quello di prevenire o ridurre l’ansia e non quello di fornire piacere o gratificazione. Nella maggior parte dei casi, infatti, la persona si sente costretta a mettere in atto la compulsione per ridurre il disagio causato dai pensieri ossessivi o per scongiurare il verificarsi di una qualche calamità, secondo regole che devono essere applicate rigidamente. Le azioni eseguite non hanno alcun legame realistico con lo scopo apparente, oppure è chiaramente eccessiva. Spesso la persona che soffre di questo disturbo continua a ripetere sempre la stessa azione perché teme che se mancasse di eseguirla ne deriverebbero conseguenze terribili. La frequenza con cui un’azione compulsiva viene ripetuta può essere elevatissima (ad esempio, ci possiamo lavare i capelli ogni 2 ore). 

Le compulsioni più comuni hanno a che fare con la pulizia o con l’ordine, raggiunti solo tramite complicati cerimoniali che possono occupare molte ore, o con l’evitamento di determinati oggetti, o con pratiche ripetitive e protettive, alle quali il soggetto attribuisce un valore magico, ad esempio contare, pronunciare certi particolari numeri, toccare un talismano o una determinata parte del corpo; o ancora con un controllo continuo, come il ritornare indietro molte volte per verificare di avere eseguito un’azione già compiuta (per es. controllare di aver chiuso a chiave la porta).

Ad esempio, gli individui con ossessioni di contaminazione possono ridurre il proprio disagio mentale lavandosi le mani ogni pochi minuti; gli individui con l’ossessione dell’ordine possono tornare a riordinare le proprie cose, spostandole di pochi millimetri, decine di volte al giorno, altri controllano continuamente di aver chiuso il gas.

I rituali compulsivi possono essere:

  1. Preventivi (orientati al futuro ed evitare che succeda qualcosa): lavarsi le mani per paura di essere contaminati (come la paura delle secrezioni del corpo umano quali saliva, sudore, lacrime, muco, urina e feci), evitare di calpestare le vie di fuga tra le mattonelle; allineare gli oggetti ecc.

  2. Propiziatori (comportamenti, superstizioni o “pensieri magici” per far si che succeda o si eviti qualcosa): entrare in una stanza sempre con lo stesso piede; un sistema di conto specifico (contare in gruppi di quattro, sistemare le cose in gruppi di tre ecc); impostare limiti specifici ad azioni in corso (raggiungere la meta con dieci passi) ecc.

  3. Riparatori (orientati al passato, per riparare qualcosa che è già accaduta)  controllare ripetitivamente che la porta sia chiusa a chiave, accendere e spegnere le luci un certo numero di volte prima di uscire da una stanza, lavarsi ripetitivamente le mani dopo che abbiamo toccato qualcosa ecc.

 

 

DOC ed Ansia
Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo è classificato come disturbo d’ansia perché le ossessioni aumantano l’ansia mentre le compulsioni le riducono.

Il paziente affetto da DOC non si lamenta in particolare dell'ansia, ma piuttosto delle ossessioni e dei suoi rituali ripetitivi. L’ansia si manifesta solamente se si interferisce nei rituali messi in atto per difendersi dalle ossessioni. Questi rituali, sono profondamente importanti e devono essere eseguiti in particolari modi per evitare conseguenze negative e per impedire all’ansia di prendere il sopravvento. Può capitare che il paziente sia convinto che i rituali siano solo un effetto del disturbo, ma anche in quel caso non riesce comunque ad ignorarli.

Disturbo Acuto da Stress

Il Disturbo Acuto da Stress si manifesta in persone che hanno vissuto un evento traumatico estremo che ha implicato la morte o la minaccia di morte, gravi lesioni fisiche o una minaccia all’integrità fisica propria o altrui (incidenti, morte di un familiare, catastrofi ambientali ecc.) ed hanno reagito con paura, orrore e senso di impotenza. 

I sintomi causano un disagio clinicamente significativo e interferiscono con il normale funzionamento dell’individuo o ne compromettono la capacità di eseguire compiti fondamentali. 

I sintomi si manifestano entro 1 mese dall’evento traumatico e possono durare da 2 giorni a 4 settimane. Se persistono oltre le 4 settimane si può fare una diagnosi di Disturbo Post-traumatico da Stress. 

 

Caratteristiche del Disturbo Acuto da Stress:

 

  1. Dopo il trauma, l’evento drammatico viene rivissuto insistentemente nei sogni, nei pensieri o tramite Flashback ricorrenti.

  2. Viene evitato tutto ciò che può ricordare l’evento traumatico, come luoghi, persone, pensieri, attività o fatti.

  3. Si ha un’attivazione marcata dell’arousal (livello di eccitazione generale dell’organismo) che comporta ansia, irritabilità, difficoltà a dormire, scarsa capacità di concentrazione, ipervigilanza, risposte di allarme esagerate ed irrequietezza.

  4. Sono presenti, sia durante l’esperienza dell’evento traumatico, che dopo l’evento, almeno tre dei seguenti sintomi dissociativi: 

  5. Sensazione di insensibilità e di distacco, mancanza di reazioni emotive, sensazione di stordimento con riduzione della consapevolezza dell’ambiente circostante, derealizzazione (alterazione della percezione del mondo, che appare strano o irreale), depersonalizzazione (sensazione di distacco dal proprio corpo), amnesia dissociativa (difficoltà o incapacità di ricordare dati personali importanti o i dettagli dell’evento traumatico). 

  6. Queste sensazioni sono dovute ad un tentativo estremo di prendere una distanza emotiva dall’evento traumatico e di rendersi estranei ad esso.

 

 

Disturbo Acuto da Stress e Disturbo Post-traumatico da Stress

Il Disturbo Acuto da Stress è simile al Disturbo Post-traumatico da Stress poiché in entrambi i casi la persona ha vissuto un evento traumatico a cui ha reagito con intensa paura, sentimenti di impotenza e di orrore. In entrambi sono presenti sia il rivivere persistentemente l’esperienza traumatica, l’evitamento degli stimoli che possono ricordarla e i sintomi di aumentata attivazione fisiologica.

Le uniche differenze con il Disturbo Post-Traumatico da Stress sono la durata dei sintomi e la presenza di sintomi dissociativi. 

Infatti il Disturbo Acuto da Stress ha una durata che varia da pochi giorni a un mese circa, mentre il Disturbo Post-Traumatico da Stress ha una durata maggiore con un inizio più tardivo.

Inoltre il Disturbo Acuto da Stress presenta sintomi dissociativi come l’amnesia dissociativa, la fuga dissociativa, la depersonalizzazione e la derealizzazione, assenti nel Disturbo Post-traumatico da Stress.

Disturbo Post-Traumatico da Stress

Il Disturbo Post-traumatico da Stress si manifesta in persone che hanno vissuto un evento traumatico estremo che ha implicato la morte o la minaccia di morte, gravi lesioni fisiche o una minaccia all’integrità fisica propria o altrui o il venire a conoscenza della morte violenta o inaspettata, di grave danno o minaccia di morte o lesioni sopportate da un membro della famiglia o da altra persona con cui è in stretta relazione.

La risposta della persona all’evento deve comprendere paura intensa, il sentirsi inerme o il provare orrore.

- Gli eventi traumatici vissuti direttamente possono riguardare combattimenti militari, aggressione personale violenta (violenza sessuale, attacco fisico, scippo, rapina), rapimento, essere presi in ostaggio, attacco terroristico, tortura, incarcerazione come prigioniero di guerra o in un campo di concentramento, disastri naturali o provocati, gravi incidenti automobilistici, ricevere una diagnosi di malattie minacciose per la vita. 

- Gli eventi vissuti in qualità di testimoni possono includere l’osservare il ferimento grave o la morte innaturale di un’altra persona dovuti ad assalto violento, incidente, guerra o disastro o il trovarsi di fronte inaspettatamente a un cadavere o a parti di un corpo. 

- Gli eventi vissuti da altri, ma di cui si è venuti a conoscenza, possono riguardare un membro della famiglia o da un amico stretto che ha subito aggressione personale violenta, grave incidente o gravi lesioni, o venire a conoscenza di una sua morte improvvisa o di una malattia minacciosa. 

La probabilità di sviluppare questo disturbo può aumentare proporzionalmente all’intensità e con la prossimità fisica al fattore stressante.

 

Il Disturbo Post-traumatico da Stress include tre categorie di sintomi:

 

L’evento traumatico viene rivissuto persistentemente in uno (o più) dei seguenti modi:

  1. Ricordi spiacevoli ricorrenti dell’evento che comprendono immagini, pensieri, o percezioni.

  2. Sogni spiacevoli ricorrenti dell’evento. 

  3. -Agire o sentire come se l’evento traumatico si stesse ripresentando: sensazioni di rivivere l’esperienza, illusioni, allucinazioni. In rari casi la persona vive stati dissociativi che durano da pochi secondi a diverse ore, o anche giorni, durante i quali vengono rivissute parti dell’evento e la persona si comporta come se stesse vivendo l’evento in quel momento. Questi episodi spesso chiamati ‘‘flashbacks’’ sono tipicamente brevi, ma possono essere associati con disagio prolungato ed innalzato stato di attivazione.

  4. -Disagio psicologico intenso o reattività fisiologica all’esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico (per es, anniversari dell’evento traumatico; entrare in ascensore per una donna che è stata sottoposta a violenza in un ascensore).

 

 

•Evitamento persistente degli stimoli associati con il trauma con attenuazione della reattività generale. L’individuo si sforza volontariamente di evitare pensieri, sentimenti, sensazioni e conversazioni che riguardano l’evento drammatico; evita attività, luoghi o persone che suscitano ricordi di esso; è incapace di ricordare qualche aspetto importante del trauma. 

Questo evitamento può comportare amnesia per qualche aspetto importante dell’evento traumatico. Di solito subito dopo l’evento traumatico inizia una riduzione della reattività verso il mondo esterno, a cui ci si riferisce come “paralisi psichica” o “anestesia emozionale”. L’individuo può lamentare una marcata riduzione dell’interesse o della partecipazione ad attività precedentemente piacevoli o di sentirsi distaccato o estraneo nei confronti delle altre persone, o di avere una marcata riduzione della capacità di provare emozioni. L’individuo può avere un senso di diminuzione delle prospettive future (per es., non aspettarsi di avere una carriera, un matrimonio, figli o una normale durata di vita).

 

 

Aumento dell’arousal (livello di eccitazione generale dell’organismo) che porta a sintomi persistenti come difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, irritabilità, scoppi d’ira, difficoltà a concentrarsi, ipervigilanza, esagerate risposte di allarme.

 

 

Il quadro sintomatologico completo deve essere presente per più di 1 mese e il disturbo deve causare disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.

 

 

 

Il Disturbo Post - traumatico da Stress può essere:

Acuto: se la durata dei sintomi è inferiore ai tre mesi

Cronico: se la durata dei sintomi è di tre mesi o più

Ad esordio ritardato: se l’esordio dei sintomi avviene almeno sei mesi dopo l’evento stressante

 

 

 

Disturbo Acuto da Stress e Disturbo Post-traumatico da Stress

Il Disturbo Acuto da Stress è simile al Disturbo Post-traumatico da Stress poiché in entrambi i casi la persona ha vissuto un evento traumatico a cui ha reagito con intensa paura, sentimenti di impotenza e di orrore. In entrambi sono presenti sia il rivivere persistentemente l’esperienza traumatica, l’evitamento degli stimoli che possono ricordarla e i sintomi di aumentata attivazione fisiologica.

Le uniche differenze con il Disturbo Post-Traumatico da Stress sono la durata dei sintomi e la presenza di sintomi dissociativi. 

Infatti il Disturbo Acuto da Stress ha una durata che varia da pochi giorni a un mese circa, mentre il Disturbo Post-Traumatico da Stress ha una durata maggiore con un inizio più tardivo.

Inoltre il Disturbo Acuto da Stress presenta sintomi dissociativi come l’amnesia dissociativa, la fuga dissociativa, la depersonalizzazione e la derealizzazione, assenti nel Disturbo Post-traumatico da Stress.

Disturbo d'Ansia dovuto ad una Condizione Medica Generale

La caratteristica del Disturbo d’Ansia Dovuto ad una Condizione Medica Generale è un’ansia clinicamente significativa che si ritiene dovuta agli effetti fisiologici diretti di una condizione medica generale, cioè di una malattia non psichiatrica. 

I sintomi possono prendere la forma di un’Ansia Generalizzata, di Attacchi di Panico oppure Ossessioni o Compulsioni. 

E’ essenziale che ci sia un esame obbiettivo di dati di laboratorio che il disturbo è la conseguenza fisiologica diretta di una condizione medica generale. 

I sintomi di ansia devono causare disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti della vita.

 

Le malattie che possono causare causare sintomi di ansia sono molte, tra cui:

  1. Cardiovascolari: scompenso cardiaco, embolia polmonare, aritmia

  2. Endocrine: ipertiroidismo e ipotiroidismo, feocromocitoma, ipoglicemia, ipercorticosurrenalismo

  3. Respiratorie: malattie polmonari ostruttive croniche, polmonite, asma, enfisema,  iperventilazione

  4. Metaboliche: deficienza di vitamina B12, porfiria 

  5. Neurologiche: neoplasie, disfunzioni vestibolari, encefalite, epilessia. 

Disturbo d'Ansia Indotto da Sostanze

Nel Disturbo d’Ansia Indotto da Sostanze i sintomi di ansia sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza come una droga di abuso, un farmaco o l’esposizione ad una tossina. 

 

Il disturbo può manifestarsi con: 

Sintomi di Ansia Generalizzata: se nel quadro clinico predominano ansia o preoccupazione eccessive riguardo a una quantità di eventi o attività. 

Attacchi di Panico: se nel quadro clinico predominano Attacchi di Panico. 

Sintomi Ossessivo Compulsivi: se nel quadro clinico predominano ossessioni o compulsioni. 

Sintomi Fobici: se nel quadro clinico predominano sintomi fobici. 

 

Inoltre il Disturbo d’Ansia Indotto da Sostanze può presentarsi:

  1. ❖Con Esordio durante l’Intossicazione. Questa specificazione dovrebbe essere utilizzata se risultano soddisfatti i criteri per l’intossicazione con la sostanza e se i sintomi compaiono durante la sindrome da intossicazione.

  2. ❖Con Esordio durante l’Astinenza. Questa specificazione dovrebbe essere utilizzata se risultano soddisfatti i criteri per l’astinenza dalla sostanza e se i sintomi compaiono durante o subito dopo una sindrome di astinenza.

 

I sintomi causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti. 

Dovrebbe essere posta questa diagnosi anziché quella di Intossicazione da Sostanze o Astinenza da Sostanze soltanto quando i sintomi di ansia sono eccessivi rispetto a quelli solitamente associati con la sindrome da intossicazione o con la sindrome da astinenza e quando i sintomi di ansia sono sufficientemente gravi da richiedere attenzione clinica indipendente.

 

 

Quali sostanze?

Per quanto riguarda le sostanze, il Disturbo d’Ansia Indotto da Sostanze può manifestarsi in associazione con:

L’intossicazione di alcool; amfetamine e sostanze correlate; caffeina; cannabis; cocaina; allucinogeni; inalanti; fenciclidina e sostanze di altro tipo o sconosciute. 

L’astinenza dalle seguenti classi di sostanze: alcool; cocaina; sedativi, ipnotici e ansiolitici e sostanze di altro tipo o sconosciute.

farmaci che evocano sintomi di ansia includono anestetici e analgesici, simpaticomimetici o altri broncodilatatori, anticolinergici, insulina, preparati tiroidei, contraccettivi orali, antiistaminici, antiparkinsoniani, corticosteroidi, farmaci antiipertensivi e cardiovascolari, anticonvulsivanti, litio carbonato, farmaci antipsicotici, e farmaci antidepressivi. 

Anche metalli pesanti e tossine (per es, sostanze volatili come benzina, vernici, insetticidi organofosforici, gas nervini, monossido di carbonio, anidride carbonica) possono causare sintomi di ansia.