CONTATTI

Tel: 3409393823

Calambrone, Pisa, via Porcari 2. 

Email: denise_bargiacchi@hotmail.com

Ricevo dal Lunedì al Venerdì 8.30-20.30

Sabato 8.30-12.30

  • White Facebook Icon

Copyright© Dr.ssa Denise Bargiacchi P.Iva:01845620507

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I Disturbi Somatoformi.

Cosa sono?

 

I Disturbi Somatomorfi (chiamati anche disturbi psicosomatici) sono caratterizzati dalla presenza di sintomi fisici non imputabili a condizioni mediche generali, all’uso di sostanze o ad altro disturbo mentale; inoltre, ai fini diagnostici, è necessario che i sintomi non siano intenzionalmente prodotti dall’individuo. 

I Disturbi Somatoformi riguardano perciò problemi fisici (come la malattia di un organo o un dolore fisico) senza che vi sia pero’ una causa organica. Essi hanno, in realtà, un’origine psicologica e possono dunque rappresentare una specie di “anello di congiunzione” tra il versante psichico e quello somatico, in un continuum tra le diverse aree di funzionamento dell’individuo.

Lo stesso termine “somatoforme” deriva dal greco “soma” (corpo, fisico) e dal latino “forma” (aspetto, forma) e si riferisce a quei disturbi che, pur derivando da cause psichiche, si manifestano attraverso il corpo.

 

Quando un individuo si trova di fronte ad un evento considerato negativo o minaccioso, risponde con disagio, ansia e paura. Tale risposta di stress emotivo innesca una sorta di segnale d’allarme che iper-attiva, come in un continuo stato di emergenza, il Sistema Nervoso Autonomo. Il Sistema Nervoso Autonomo, di conseguenza, reagisce con risposte vegetative che, se diventano abnormi o perdurano anche terminato lo stimolo negativo, diventano croniche e provocano i sintomi fisici lamentati. 

Questi disturbi si manifestano con danni fisici riferiti a qualsiasi organo o apparato, a volte possono essere descritti in modo specifico (ad es. dolore acuto al cuore, bruciore durante la minzione, cefalea), altre volte possono essere vaghi (sensazione di nausea, pesantezza all’addome, dolori diffusi). Si tratta di disturbi dal difficile inquadramento diagnostico, in quanto compromettono il funzionamento di un organo senza che possa essere accertata alcuna patologia con le metodiche di indagine strumentale. 

 

I Disturbi Somatoformi possono manifestarsi a danno dell’apparato gastrointestinale (per es, gastrite, colite, ulcera), dell’apparato cardiocircolatorio (per es, tachicardia, aritmia, ipertensione), dell’apparato respiratorio (per es, asma, iperventilazione), dell’apparato urogenitale (per es, dolori mestruali, impotenza, eiaculazione precoce, anorgasmia, enuresi), della pelle (per es, psoriasi, orticaria, acne, dermatite, prurito, orticaria), del sistema muscolore (per es, cefalea, crampi, torcicollo, mialgia, artrite). 

I sintomi, inoltre, si modificano nel tempo o vengono descritti via via in modo diverso dal paziente. 

I sintomi fisici non sono intenzionali, pertanto non sono controllati dalla volontà della persona affetta e causano disagio significativo o menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree. 

Le persone che ne soffrono si lamentano circa il proprio stato fisico e sono molto preoccupati per al loro salute, spendono moltissimo tempo per visite ed esami in ambienti medici, e spesso questo porta a diagnosi errate.

 

Spesso, i pazienti che presentano questo tipo di disturbi manifestano significative difficoltà nell’espressione delle emozioni, nella gestione dell'ansia o della rabbia oppure mancano di efficaci strumenti per fronteggiare lo stress.

 

 

I Disturbi Somatoformi si suddividono in 6 categorie:

 

  1. Disturbo di Somatizzazione 

  2. Disturbo Somatoforme Indifferenziato

  3. Disturbo di Conversione

  4. Disturbo Algico

  5. Ipocondria

  6. Disturbo di Dismorfismo Corporeo

 

Disturbo di Somatizzazione

Il Disturbo di somatizzazione è caratterizzato da una lunga storia di lamentele fisiche ricorrenti, che portano il soggetto a chiedere l’intervento e il consiglio dei medici, magari assumendo anche farmaci, o se causa significativa menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre importanti aree. 

Le lamentele fisiche multiple non possono essere pienamente spiegate con nessuna condizione medica generale conosciuta o con gli effetti diretti di una sostanza. Nel caso venga trovata una causa organica, le lamentele fisiche o la menomazione lavorativa e sociale devono essere sproporzionate. I sintomi non sono prodotti intenzionalmente o simulati

Le lamentele fisiche devono iniziare prima dei 30 anni e manifestarsi per almeno alcuni anni.

 

 

Per una diagnosi di disturbo di somatizzazione occorre che i seguenti sintomi siano stati presenti in qualche momento nel corso del disturbo:

 

  1. Quattro sintomi dolorosi: una storia di dolore riferito ad almeno quattro localizzazioni o funzioni (per es. testa, addome, schiena, articolazioni, arti, torace, retto, dolori mestruali, dolori nel rapporto sessuale o durante la minzione);

  2. Due sintomi gastro-intestinali: una storia di almeno due sintomi gastro-intestinali in aggiunta al dolore (per es. nausea, meteorismo, vomito al di fuori della gravidanza, diarrea oppure intolleranza a numerosi cibi diversi);

  3. Un sintomo sessuale: una storia di almeno un sintomo sessuale o riproduttivo in aggiunta al dolore (per es. indifferenza sessuale, disfunzioni dell'erezione o dell'eiaculazione, cicli mestruali irregolari, eccessivo sanguinamento mestruale, vomito durante la gravidanza);

  4. Un sintomo pseudo-neurologico: una storia di almeno un sintomo o deficit che fa pensare ad una condizione neurologica non limitata al dolore (sintomi di conversione, oppure alterazioni della coordinazione o dell'equilibrio, paralisi o ipostenia localizzate, difficoltà a deglutire o nodo alla gola, mancamenti, afonia, ritenzione urinaria, allucinazioni, perdita della sensibilità tattile o dolorifica, diplopia, cecità, sordità, convulsioni, sintomi dissociativi come amnesia o perdita di coscienza con modalità diverse da mancamenti).

 
Disturbo Somatoforme Indifferenziato

Il Disturbo Somatoforme Indifferenziato è caratterizzato da lamentele fisiche ricorrenti, che portano il soggetto a chiedere l’intervento e il consiglio dei medici, e si distingue al Disturbo di Somatizzazione per un minor numero di lamentele fisiche, per una minore intensità dei sintomi e per minore durata.

 

Le lamentele più frequenti includono stanchezza cronica, perdita dell’appetito, sintomi gastro-intestinali o genito-urinari. I sintomi sono simili, anche se di minor gravità, ai sintomi elencati per il Disturbo di Somatizzazione. 

Questi sintomi non possono essere totalmente spiegati da nessuna condizione medica generale conosciuta o comunque le lamentele fisiche vanno oltre gli effetti che ci si aspetterebbe se questa fosse presente e non sono correlati con gli effetti diretti di una sostanza (per es. uso di sostanze, o effetti collaterali di farmaci).

I sintomi causano disagio clinicamente significativo o menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo, oppure in altre aree importanti della vita.

I sintomi non sono prodotti intenzionalmente o simulati.

Disturbo di Conversione

 

La caratteristica essenziale del Disturbo di Conversione è la presenza di sintomi o di deficit riguardanti il funzionamento motorio volontario o sensitivo (per questo motivo vengono definiti sintomi “pseudo-neurologici”), che suggeriscono una condizione neurologica o un’altra condizione medica generale. 

La diagnosi di Disturbo di Conversione dovrebbe essere fatta, perciò, solo dopo che sia stata condotta una indagine medica completa, al fine di escludere una condizione organica. 

I sintomi o i deficit esordiscono subito dopo un importante conflitto emotivo o un fattore stressante.

Tradizionalmente il termine “conversione” deriva dalla ipotesi che il sintomo somatico presentato dal soggetto rappresenta la risoluzione simbolica di un conflitto psicologico inconscio, che riduce l’ansia e che serve a tenere il conflitto fuori dalla coscienza. Il soggetto, inconsapevolmente, può trarre dal sintomo anche benefici esterni come evitare impegni e responsabilità sgraditi.

I sintomi di conversione tipicamente non corrispondono all’alterazione di nessuna struttura anatomica o meccanismo fisiologico conosciuti, ma seguono piuttosto l’idea che il soggetto si fa di una condizione patologica.

Il Disturbo di Conversione può essere suddiviso in 4 sottotipi in base alla natura dei sintomi o deficit che si osservano:

 

  1. ‣Con Sintomi o Deficit Motori. Questo sottotipo comprende sintomi come alterazioni della coordinazione o dell’equilibrio, paralisi o ipostenia (riduzione della forza muscolare) localizzate; difficoltà di deglutire o sensazione di nodo alla gola, afonia, ritenzione urinaria.

  2. ‣Con Sintomi o Deficit Sensitivi. Questo sottotipo comprende sintomi come perdita della sensibilità tattile o dolorifica, diplopia (visione doppia sia in senso verticale che orizzontale), cecità, visione a tunnel, sordità, allucinazioni.

  3. ‣Con Attacchi Epilettiformi o Convulsioni. Questo sottotipo comprende attacchi epilettiformi o convulsioni con componenti motorie volontarie o sensitive.

  4. ‣Con Sintomatologia Mista. Questo sottotipo viene utilizzato se sono presenti sintomi di più categorie.

 

 

I sintomi di conversione sono spesso incoerenti. Una estremità “paralizzata” potrà essere mossa inavvertitamente nel vestirsi o quando l’attenzione è diretta altrove. Oppure, se piazzato sopra la testa e rilasciato, un braccio “paralizzato” tenderà a mantenere per un po’ la posizione, e a cadere quindi a lato, piuttosto che a colpire la testa. 

I sintomi però non sono prodotti o simulati intenzionalmente e causano un marcato disagio o compromissione nelle attività nella vita quotidiana. 

 
Disturbo Algico

Il Disturbo Algico è caratterizzato da un intenso dolore localizzato in uno o più parti del corpo, come ad es, schiena, addome, testa, collo. 

Il dolore causa disagio e menomazione nella vita della persona e può rendere  impossibile o molto faticoso lavorare o frequentare la scuola, può causare problemi relazionali, come il disaccordo coniugale, e lo sconvolgimento del normale stile di vita della famiglia. 

Il soggetto con Disturbo Algico ricorre frequentemente ai servizi sanitari, in quanto il dolore diviene la preoccupazione principale nella sua vita e può arrivare a fare un uso sostanzioso di medicinali.

Si ritiene che qualche fattore psicologico giochi un ruolo importante nell’esordio, gravità, esacerbazione o mantenimento del dolore.

 

Il Disturbo Algico è suddiviso in sottotipi considerando i fattori implicati nella eziologia e nel mantenimento del dolore.

  1. 1.Disturbo Algico Associato con Fattori Psicologici. Questo sottotipo viene utilizzato se si ritiene che qualche fattore psicologico abbia il ruolo fondamentale nell’esordio, gravità, esacerbazione o mantenimento del dolore. In questo sottotipo le condizioni mediche generali giocano un ruolo minimo o nullo nell’esordio o nel mantenimento del dolore. 

  2. 2.Disturbo Algico Associato con Fattori Psicologici e con una Condizione Medica Generale. Questo sottotipo viene utilizzato quando si giudica che sia i fattori psicologici, sia una condizione medica generale abbiano ruoli importanti nell’esordio, gravità, esacerbazione o mantenimento del dolore. 

  3. 3.Disturbo Algico Associato con una Condizione Medica Generale. Questo sottotipo di Disturbo Algico non viene considerato un disturbo mentale, perché il dolore è dovuto a una condizione medica generale, e si valuta che i fattori psicologici giochino un ruolo minimo o nullo nell’esordio o nel mantenimento del dolore. 

 

Il Disturbo Algico può inoltre essere acuto se la durata del dolore è inferiore ai 6 mesi o 

cronico se la durata del dolore è 6 mesi o più.

La maggior parte dei dolori acuti si risolvono in periodi di tempo relativamente brevi. Vi è grande variabilità riguardo all’esordio del dolore cronico, sebbene sembri che quanto più lunga è la durata del dolore acuto, tanto più facilmente diventa cronico e persistente.

Ipocondria

 

L’Ipocondria è un disturbo che si caratterizza per la preoccupazione o convinzione di avere una grave malattia, basata su un’interpretazione errata di uno o più sintomi fisici.

I soggetti che ne soffrono spendono moltissimo tempo presso strutture ospedaliere (non psichiatriche) nel tentativo di avere una conferma delle loro ipotesi di malattia. 

La preoccupazione nasce dal fatto che l’individuo ipocondriaco reagisce in modo sproporzionato a sensazioni o lievi alterazioni fisiologiche che rientrano nella norma, come un attacco di tosse, un raffreddore o un occasionale mal di stomaco, ritenendole delle conferme. E’ il quadro tipico del “malato immaginario”.

La paura o la convinzione ingiustificate di avere una malattia persistono nonostante le rassicurazioni mediche ed esami clinici negativi. 

 

Nell’Ipocondria la preoccupazione può riguardare le funzioni corporee (per es. il battito cardiaco, la traspirazione o la peristalsi); alterazioni fisiche di lieve entità (per es. una piccola ferita o un occasionale raffreddore); oppure sensazioni fisiche vaghe o ambigue (per es. instabilità dell’equilibrio, fame d’aria, bolo, parestesie, iperidrosi “cuore affaticato”). La persona attribuisce questi segni alla malattia sospettata ed è molto preoccupata per il loro significato, autenticità e causa. 

Le preoccupazioni possono riguardare numerosi apparati, in momenti diversi o simultaneamente. In alternativa ci può essere preoccupazione per un organo specifico (per es. cuore, intestino) o per una singola malattia (per es. malattia cardiaca, tumore, AIDS). 

Visite mediche ripetute, esami diagnostici e rassicurazioni da parte dei medici servono poco ad alleviare la preoccupazione concernente la malattia o la sofferenza fisica. Per esempio, un soggetto preoccupato di avere una malattia cardiaca non si sentirà rassicurato dalla ripetuta negatività dei reperti delle visite mediche, dell’ECG, o dell’angiografia cardiaca. 

I soggetti con Ipocondria possono allarmarsi se leggono o sentono parlare di una malattia, se vengono a sapere che qualcuno si è ammalato, o a causa di osservazioni, sensazioni, o eventi che riguardano il loro corpo. La preoccupazione riguardante le malattie temute spesso diviene per il soggetto un elemento centrale della immagine di sé, un argomento abituale di conversazione e un modo di rispondere agli stress della vita.

 

La preoccupazione per i sintomi fisici causa disagio nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre importanti aree  e dura per almeno 6 mesi. 

Tuttavia la convinzione non è di intensità delirante, infatti il soggetto ipocondriaco è consapevole di supervalutare i suoi sintomi o può riconoscere la possibilità di stare esagerando l’importanza della malattia temuta.

 

Disturbo di Dismorfismo Corporeo (Dismorfofobia)

Il Disturbo di Dismorfismo Corporeo si caratterizza per la preoccupazione per un difetto nell’aspetto fisico, che può essere puramente immaginato o, se presente, è una piccola anomalia fisica che il soggetto vive però come enorme.

Le lamentele riguardano spesso difetti lievi o immaginari della faccia o della testa, come capelli più o meno folti, acne, rughe, cicatrici, manifestazioni vascolari, pallore o rossore, sudorazione, asimmetrie o sproporzioni del viso, eccessiva peluria. Altre preoccupazioni possono riguardare la forma, le misure, o qualche altro aspetto di naso, occhi, palpebre, sopracciglia, orecchie, bocca, labbra, denti, mascella, mento, guance o testa. Tuttavia ogni altra parte del corpo può diventare motivo di preoccupazione (per es. i genitali, il seno, le natiche, l’addome, le braccia, le mani, i piedi, le gambe, i fianchi, le spalle, le misure corporee globali, o la corporatura e la massa muscolare). La preoccupazione può riguardare simultaneamente diverse parti del corpo.

 

I soggetti con questo disturbo sperimentano grave disagio per la loro supposta deformità, descrivendo le loro preoccupazioni come tormentose e difficili da controllare. Molti infatti passano tante ore al giorno a pensare al loro “difetto” con il frequente controllo del problema, o direttamente o in una superficie riflettente (per es. specchi, vetrine dei negozi, paraurti delle macchine, vetri degli orologi). Certi soggetti utilizzano illuminazioni speciali oppure lenti di ingrandimento per esaminare il proprio “difetto”.

Possono anche esservi comportamenti esagerati di pulizia (per es. eccessi nel pettinarsi, nell’eliminazione dei peli, applicazioni ripetute di cosmetici, manipolazione della pelle).

Sebbene l’intento del controllo e della pulizia sia di diminuire l’ansia, migliorare temporaneamente il proprio aspetto o rassicurarsi, questi comportamenti finiscono per far aumentare la preoccupazione e l’ansia connessa. Di conseguenza alcuni soggetti evitano gli specchi, talora ricoprendoli o eliminandoli dall’ambiente. Altri alternano periodi di eccessivi controlli allo specchio a periodi di evitamento. 

Frequentemente si cerca di camuffare il “difetto”, per es., facendosi crescere la barba per coprire delle supposte cicatrici o portando il cappello per nascondere supposte calvizie. 

La consapevolezza del difetto percepito spesso è scarsa, ed alcuni soggetti arrivano al delirio: sono completamente convinti che la loro visione del difetto è certa e non distorta e pensano che altri possano fare o stiano facendo particolare attenzione al loro supposto difetto, magari parlandone o deridendoli.

L’evitamento delle attività usuali può portare ad un isolamento sociale estremo. In certi casi, la persona può uscire di casa solo di notte, quando non può essere vista, o rimanere chiusa in casa talora per anni. I soggetti col disturbo possono abbandonare la scuola, evitare i colloqui di lavoro, o non lavorare affatto. Possono avere pochi amici, evitare incontri sentimentali e altre interazioni sociali, avere difficoltà coniugali o divorziare a causa dei loro sintomi.

Dr.ssa Denise Bargiacchi

Psicologa

Psicoterapeuta