Ossessioni e Compulsioni 

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è un disturbo d’ansia caratterizzato dalla presenza di ossessioni (pensieri persistenti e incontrollabili) associati a compulsioni (particolari azioni o rituali da eseguire). Le ossessioni e le compulsioni sono sufficientemente gravi da far impiegare tempo (richiedono più di 1 ora al giorno) o da causare disagio marcato e interferiscono significativamente con le normali abitudini della persona, con il funzionamento lavorativo (o scolastico), o con le attività o relazioni sociali usuali. 

Ossessioni e compulsioni possono sostituire comportamenti utili e soddisfacenti e possono essere altamente distruttive per il funzionamento complessivo dell’individuo.

Una conseguenza frequente del Disturbo Ossessivo-Compulsivo è data dagli effetti negativi che questo ha sulle relazioni interpersonali, soprattutto familiari, di chi ne è afflitto.  

 

Le ossessioni sono idee, pensieri, impulsi o immagini persistenti, vissute come intrusive e inappropriate, e causano ansia o disagio marcati. 

Ci si riferisce alla qualità intrusiva delle ossessioni con il termine “egodistoniche” per indicare la sensazione dell’individuo che il contenuto delle ossessioni sia estraneo, non sia sotto il proprio controllo e non sia il tipo di pensiero che si aspetterebbe di avere. Tuttavia, l’individuo è capace di riconoscere che le ossessioni sono il prodotto della sua mente e non vengono imposte dall’esterno. 

La persona tenta di ignorare o di sopprimere tali pensieri, impulsi o immagini, o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni tramite una compulsione. Ad esempio, un individuo afflitto dal dubbio di non aver spento il gas cerca di neutralizzarlo controllando ripetutamente per assicurarsi di averlo chiuso.

Le ossessioni più frequenti sono pensieri di contaminazione (per es. essere contaminati quando si stringe la mano a qualcuno), dubbi ripetitivi (per es, chiedersi se si è lasciato il gas aperto), la necessità di avere le cose in un certo ordine (per es, disagio intenso quando gli oggetti sono in disordine o asimmetrici), impulsi aggressivi (per es, aggredire un figlio o gridare oscenità in chiesa) e fantasie sessuali (per es, ricorrenti immagini pornografiche). 

Se è vero che molti di noi possono avere fugaci esperienze di questo genere, per chi è afflitto da un’ossessione, esse possono essere di tale intensità e frequenza da interferire pesantemente con il suo normale funzionamento. I pensieri, impulsi o immagini non sono semplicemente preoccupazioni eccessive che riguardano problemi reali della vita come problemi finanziari, lavorativi o scolastici.

 

Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi (per es, lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (per es, pregare, contare, ripetere mentalmente delle parole) il cui obbiettivo è quello di prevenire o ridurre l’ansia e non quello di fornire piacere o gratificazione. Nella maggior parte dei casi, infatti, la persona si sente costretta a mettere in atto la compulsione per ridurre il disagio causato dai pensieri ossessivi o per scongiurare il verificarsi di una qualche calamità, secondo regole che devono essere applicate rigidamente. Le azioni eseguite non hanno alcun legame realistico con lo scopo apparente, oppure è chiaramente eccessiva. Spesso la persona che soffre di questo disturbo continua a ripetere sempre la stessa azione perché teme che se mancasse di eseguirla ne deriverebbero conseguenze terribili. La frequenza con cui un’azione compulsiva viene ripetuta può essere elevatissima (ad esempio, ci possiamo lavare i capelli ogni 2 ore). 

Le compulsioni più comuni hanno a che fare con la pulizia o con l’ordine, raggiunti solo tramite complicati cerimoniali che possono occupare molte ore, o con l’evitamento di determinati oggetti, o con pratiche ripetitive e protettive, alle quali il soggetto attribuisce un valore magico, ad esempio contare, pronunciare certi particolari numeri, toccare un talismano o una determinata parte del corpo; o ancora con un controllo continuo, come il ritornare indietro molte volte per verificare di avere eseguito un’azione già compiuta (per es. controllare di aver chiuso a chiave la porta).

Ad esempio, gli individui con ossessioni di contaminazione possono ridurre il proprio disagio mentale lavandosi le mani ogni pochi minuti; gli individui con l’ossessione dell’ordine possono tornare a riordinare le proprie cose, spostandole di pochi millimetri, decine di volte al giorno, altri controllano continuamente di aver chiuso il gas.

I rituali compulsivi possono essere:

  1. Preventivi (orientati al futuro ed evitare che succeda qualcosa): lavarsi le mani per paura di essere contaminati (come la paura delle secrezioni del corpo umano quali saliva, sudore, lacrime, muco, urina e feci), evitare di calpestare le vie di fuga tra le mattonelle; allineare gli oggetti ecc.

  2. Propiziatori (comportamenti, superstizioni o “pensieri magici” per far si che succeda o si eviti qualcosa): entrare in una stanza sempre con lo stesso piede; un sistema di conto specifico (contare in gruppi di quattro, sistemare le cose in gruppi di tre ecc); impostare limiti specifici ad azioni in corso (raggiungere la meta con dieci passi) ecc.

  3. Riparatori (orientati al passato, per riparare qualcosa che è già accaduta)  controllare ripetitivamente che la porta sia chiusa a chiave, accendere e spegnere le luci un certo numero di volte prima di uscire da una stanza, lavarsi ripetitivamente le mani dopo che abbiamo toccato qualcosa ecc.

 

 

DOC ed Ansia
Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo è classificato come disturbo d’ansia perché le ossessioni aumantano l’ansia mentre le compulsioni le riducono.

Il paziente affetto da DOC non si lamenta in particolare dell'ansia, ma piuttosto delle ossessioni e dei suoi rituali ripetitivi. L’ansia si manifesta solamente se si interferisce nei rituali messi in atto per difendersi dalle ossessioni. Questi rituali, sono profondamente importanti e devono essere eseguiti in particolari modi per evitare conseguenze negative e per impedire all’ansia di prendere il sopravvento. Può capitare che il paziente sia convinto che i rituali siano solo un effetto del disturbo, ma anche in quel caso non riesce comunque ad ignorarli.

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